Quanto descritto di seguito si riferisce alla tempera di lastre di vetro di dimensioni medio grandi (es. 2800x1700 nello spessore 4mm) ed è trasferibile anche ad altri spessori e dimensioni tenendo presente che in un forno a carica oscillante la ampiezza del percorso, impostata da panel view o rilevata automaticamente, cambia a seconda delle dimensioni della carica, dando luogo a differenze consistenti nel riscaldamento. L’elemento di partenza per lo studio è la costruzione della corretta ricetta termica da impostare inizialmente con i valori dei set point da cui dipende il flusso dell’energia che attraversa le superfici di scambio distribuendosi nella massa del vetro punto per punto innalzandone la temperatura. A differenza dei metalli il vetro ha una bassa conducibilità termica e tende a mantenere nel tempo le differenze di temperatura presenti in aree e in strati differenti per cui si possono verificare problemi (ad esempio rottura per trazione da shock termico ) generati nella struttura laminare in cui si può ipotizzare diviso lo spessore globale, o anche in corrispondenza di aree limitate che individuano zone a diverse temperature. Infatti esistono differenze locali di temperatura durante il transitorio termico, causate dai vari meccanismi di trasmissione del calore e dalla loro regolazione che se permangono dopo il transitorio iniziale avvicinandosi al regime, sono responsabili di situazioni tensionali prima e dopo la tempera. Tali differenze, quando non sono volute per particolari esigenze, possono essere attenuate e/o eliminate solo se al trascorrere del tempo si provoca contemporaneamente la modifica dei fattori responsabili del riscaldamento che inducano un successivo differente transitorio che comprima i delta di temperatura, tale variazione può derivare anche dalla diversa recettività delle varie forme di energia al modificarsi delle caratteristiche del vetro durante il riscaldamento (ad ex. eventuale convezione forzata). Se le asimmetrie nelle sorgenti del riscaldamento restano immutate l’adeguamento dovuto alla conduzione in presenza di una condizione a regime sbilanciato non può essere realizzato e le differenze restano immagazzinate nella massa vetrosa che mostra temperature differenti dal desiderato nei vari punti. Per migliore comprensione del problema, se il nostro obiettivo è ottenere la temperatura uniforme punto per punto, se la sorgente calda principale scomparisse istantaneamente lasciando il corpo termicamente sbilanciato la conduzione al trascorrere del tempo favorirebbe una distribuzione più omogenea abbassando i picchi di temperatura, ma non si otterrebbe mai temperatura uniforme. Nel caso di conduzione pura, con somministrazione esclusiva da parte dei rulli caldi, nello spessore del vetro si realizza un gradiente di tipo lineare che determina le differenze tra la parte a contatto dei rulli e la superficie superiore della lastra che a regime restano immutate; aumentare il tempo di riscaldamento in questo caso non garantisce da solo l’omogeneità termica nella massa del vetro e solo l'intervento di convezione forzata o irraggiamento attivate da un certo istante in poi può riequilibrare le temperature.
Le ricette sono composte da tre elementi, la modalità del riscaldamento, il tempo, la risposta del materiale; le differenze di temperatura maggiori si verificano durante il transitorio termico di riscaldamento nelle fasi iniziali e si può favorire il riequilibrio dello sbilanciamento all’interno dello spessore abbassando le temperature di suola e aumentando i tempi di riscaldamento se gli spessori sono piccoli. Le conseguenze immediate delle differenze sono la creazione di tensioni durante il riscaldamento e conseguenze nella fase di raffreddamento di tempera che soprattutto per gli spessori sottili modificano la planarità delle superfici dando luogo ad imbarcamenti e vere e proprie deformazioni locali ad ampio raggio e inoltre se le alte temperature trovano eventualmente nel passo rulli elevato una concausa per le deformazioni flessionali.
Quindi occorre determinare la risposta del vetro verificando la bontà della distribuzione delle temperature generate dalle regolazioni che rispondono alla logica di progetto (PDI, posizione termocoppie etc.). Alla accensione di un impianto, superata la fase di andata aregime secondo le impostazioni di contenimento energetico, si inizia la pre-produzione e conviene partire da approssimazioni tradizionalmente in uso negli impianti radianti, ossia impostando un tempo di riscaldamento standard di circa 40s per ogni mm di spessore della lastra. Successivamente si controllano le temperature del tetto e della suola tali da generare un colore rosso arancione (non molto luminoso) degli elementi radianti verificando che in assenza di vetro il colore sia omogeneo. Eventuali luminosità locali concentrate possono dipendere da errori software, SCR rotti, da problemi delle termocoppie (risposta o posizione e/o schermature) o da differente dissipazione dei resistori. Occorre cercare di eliminare le cause di difformità non volute, soprattutto se appaiono in maniera sistematica che mantengono le differenze anche nel corso del riscaldamento quando si carica il vetro. Tralascio per il momento le problematiche delle pendolazioni che caratterizzano la andata a regime dell'impianto e ricordo che l'esame del vetro già prodotto fornisce informazioni per i necessari aggiustaggi successivi. Per il vetro piano la stazione di tempera deve essere inizialmente impostata in modo da alimentare le soffianti up e down alla stessa pressione con ugelli disposti alla stessa distanza dalle due superfici del vetro, realizzando una condizione geometricamente e termicamente simmetrica. Terminato il ciclo innanzitutto occorre osservare la planarità e successivamente si frammenta la lastra e si esamina la tempera dal punto di vista della distribuzione dei frammenti che fornisce le indicazioni per gli interventi da realizzare; una distribuzione non omogenea delle tensioni che ad esempio privilegia la parte sin rispetto alla parte dx porta ad una deformata ad s che si recupera nell’altro senso con effetto elastico comprimendo la superficie del vetro, similmente può accadere con spessori dell’ordine dei 5mm se la lastra è di grande dimensione e il diverso riscaldamento appartiene alla testa e coda rispetto alla parte centrale, effetto causato da una differente temperatura dei rulli di appoggio, in parte coperti e in parte esposti temporaneamente dallo spostamento del pezzo in oscillazione. Solitamente le regolazioni dei forni di riscaldamento a carica oscillante privilegiano la zona centrale ossia quella sempre coperta dal vetro, mantenendo più basse la parte della oscillazione scoperta (testa e coda della lastra).
Occorre tener presente che negli impianti i rulli di supporto nella zona di tempera sono rivestiti da cordino che si può allentare e spostare perdendo la distribuzione a passo costante e questo può generare problemi locali della geometria che provocano differenze nello scarico dell’aria riscaldata dal contatto con il vetro. E’opportuno controllare la rotazione in asse dei rulli di tempera che a causa delle alte velocità di espulsione (3 – 4mm spessore vetro) possono trasmettere sollecitazioni locali alle lastre in transito.
Soprattutto esaminare i falsi rulli di bilanciamento,
quando installati, o i profili di schermatura che sono disposti volutamente per aumentare la spinta sulla faccia della lastra penalizzando volutamente lo scarico delle
soffianti superiori ma causando grandi variazioni nell’equilibrio della
trasmissione del calore, infatti l’aumento o diminuzione della distanza tra
soffianti e vetro crea diverse condizioni nello scarico della soffiante
inferiore che cambia con il profilo dei rulli all’abbassarsi o all’alzarsi
delle soffianti, mentre quella superiore gode di scarichi a sezione costante
tra le lame. Quindi la regolazione della quota deve essere realizzata attentamente
riflettendo sulle conseguenze di questi spostamenti relativi che devono tenere
conto della contropressione di scarico e non solo della distanza dal vetro. In passato la richiesta in tempera di spessori elevati (più pesanti) rendeva meno evidente il sollevamento della lastra e quindi le soffianti alimentate a pressione bassa non creavano problemi. In tempi recenti la riduzione degli spessori ha richiesto pressioni più alte su lastre leggere e la riequilibratura della spinta sotto/sopra con dispositivi, paratie e schermi profilati installati sulla soffiante di tempera superiore che naturalmente avrebbe scarichi facilitati per l'assenza del'ostacolo dei rulli e quindi minore contropressione.
La convezione forzata svolge un duplice
ruolo; modifica del rapporto tra le temperature superiore e inferiore
permettendo di migliorare l’appoggio sui rulli e la conseguente trasmissione del
calore e deformazione della lastra in regime elastico, di somministrazione
aggiuntiva e distribuzione della energia creando un contributo consistente
nell’incremento delle temperature della superficie superiore del vetro (quando
proviene solo dall’alto); ad esempio, nel caso di vetro chiaro con basso
livello di tensioni l’effetto è evidente e si somma alla situazione generata
dal normale riscaldamento per cui l’andamento della geometria distributiva
delle tensioni mostrato dalla frammentazione resta lo stesso (quello che era
più basso resta più basso), il livello delle tensioni sale con una tendenza a
generare frammenti di dimensione minore con un delta tensione in più, dato a
tutto il pezzo, che risulta meglio temperato ma mantiene le asimmetrie nel
pattern della frammentazione e permette il riconoscimento delle zone meglio e
peggio temperate. Tenendo da conto il problema della ricopertura dei rulli e
conseguenti differenze tra le estremità e il centro, se nel riscaldamento della
lastra, accade che vi siano delle asimmetrie termiche distribuite ad esempio
sulla parte destra del forno rispetto a quella sinistra creando quindi una zona
più calda nel senso della oscillazione separata da quella più fredda ( centro più caldo rispetto ai bordi) il vetro
sottoposto a tempera successiva tenderà ad avere un comportamento tipo molla
spanciando in regime elastico da una parte e dall’altra e mantenendo una
traccia ad S shape durante le deformazioni indotte dall’esterno . Il rimedio
consiste nel ripristinare il corretto riscaldamento della lastra in tutta la
sua superficie e spessore e una indicazione proviene dalla frammentazione che
mostra le differenze di tensionamento a memoria delle differenze di temperatura
accumulate e mantenute durante tutto il processo. Talvolta può anche essere
benefico un aumento della temperatura di tutta la lastra ottenuto prolungando
la durata del riscaldamento.











